SOLO ALLENARSI.. A VOLTE NON BASTA!!!

SOLO ALLENARSI.. A VOLTE NON BASTA!!!

31/10/2009 - Scritto da: Maurizio Torri - letto 1344 volte

  

IL PIEDE E L'AZIONE DELLA CAVIGLIA DURANTE LA CORSA

(Rubrica a cura del Ft. Davide Nappo)

Comincia oggi, con questo primo articolo una rubrica sulla biomeccanica e la cinesiologia della corsa, con l'obiettivo di dare suggerimenti e informazioni ad atleti ed allenatori della corsa in montagna.

Come primo argomento ho scelto il piede, il cui ruolo è sempre estremamente importante per ogni corridore, ma ancor di più per gli atleti dei dislivelli.

Molta enfasi viene data negli ultimi anni alla sua azione elastica e veloce, ma non sempre è facile capire come allenare, se possibile, questa qualità.
Innanzitutto è fondamentale capire che la funzione del piede nella corsa a velocità relativamente basse è principalmente quella di ammortizzatore: nel momento in cui arriva al suolo deve poter scaricare a terra le forze che arrivano dall'alto, senza traumatismi e ottimizzando l'allineamento rispetto al terreno.

Durante l'appoggio a terra la muscolatura posteriore della gamba “frena” l'avanzata del ginocchio con una forte contrazione eccentrica, ma negli studi elettromiografici su atleti fondisti non c'è traccia di una successiva contrazione concentrica volontaria di spinta contro il terreno per la propulsione. Il distacco del piede avviene semplicemente come conseguenza della risposta elastica muscolare allo stiramento precedente (contrazione pliometrica).

La presa di contatto con il mediopiede, quindi, non deve essere considerata un “must” assoluto, come ultimamente si vuol far credere. L'azione del piede dipende dai tempi di contatto a terra. Più i tempi sono lunghi, tipicamente nelle andature lente/medie, più la rullata è l'azione più fisiologica, perché più simile a quella del cammino. Ovviamente ad andature veloci, prossime ai 18-20 km orari, il tempo di appoggio sul retropiede diminuirsce considerevolmente nella maggior parte degli atleti.

La scelta di rullare o di ammortizzare con il mediopiede deriva, infine, da caratteristiche individuali: se la caviglia è strutturalmente rigida si avrà necessità di diminuire i tempi di contatto anche a basse velocità, ma se la caviglia ha una buona flessibilità, rullare è la scelta migliore. Anche la pendenza influisce, ovviamente, obbligando l'atleta alla presa di contatto più anteriore su salita ripida.

Molto importante per la corretta azione della caviglia e del polpaccio è, invece, la gestione del baricentro. Il contatto al suolo del piede deve avvenire appena anteriore al baricentro corporeo e passare il più velocemente possibile posteriore per favorire l'avanzata di tutto il corpo rispetto al piede.
Tuttavia ci sono atleti che rimangono troppo sbilanciati in avanti per tutto il ciclo del gesto, appoggiando “troppo sotto” o addirittura dietro il baricentro, provocandosi spesso stiramenti al polpaccio o periostiti posteriori.
L'errore opposto è invece quello di appoggiare troppo avanti o rimanere troppo arretrati, aumentando l'azione frenante e favorendo lo sviluppo di periostiti anteriori della tibia.

Nel prossimo articolo parleremo di... Al mese prossimo.

Per chi volesse delucidazioni o avesse curiosità sull'argomento trattato può scrivere a nappo.fisio@fastwebnet.it


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