INTERVISTA A ANDREA DAPRAI

INTERVISTA A ANDREA DAPRAI - L'uomo dei record è tornato: 20.600 metri D+ in 24h no stop

INTERVISTA A ANDREA DAPRAI

L'uomo dei record è tornato: 20.600 metri D+ in 24h no stop

19/10/2017 - Scritto da: Maurizio Torri - letto 2269 volte

Le impressioni, le emozioni che stanno dietro una grande impresa. Andrea Daprai ci racconta il suo ultio record....

Lo scorso fine settimana, in parte offuscata dalla finale di skyrunning world series, è andata in scena l’ennesima impresa di Andrea Daprai. Un’impresa tutta cuore, grinta e determinazione… che vi vogliamo raccontare con le impressioni e le emozioni vissute del diretto protagonista.

A Mezzocorona, sul sentiero 500, il quarantaduenne atleta trentino ha fatto i conti con il gran caldo e stretto i denti per riprendersi quel primato di metri di dislivello positivo in 24h che in passato aveva conquistato al Passo del Tonale. Proprio così...

Dalle 14 di sabato allo stesso orario del giorno successivo, Andrea  è riuscito a macinare  qualcosa come 20.600 metri D+. Un’impresa da record che gli ha permesso di battere il precedente primato che il “gigante buono” del trail running italiano Jimmy Pellegrini gli aveva soffiato (20.320 metri D+ in 24h)….

 

 

COME È NATA L’IDEA DI PROVARE LA PRIMA VOLTA QUESTO RECORD E QUALI STIMOLI TI HANNO PORTATO A RIPROVARLO?
«Nel 97 ho smesso di gareggiare per il gruppo sportivo Carabinieri dopo 15 anni di agonismo nello sci alpino e ho iniziato a far scialpinismo. I miei idoli erano Greco & Meraldi… quando nel 2001 in Val d‘Isere  Adriano fece il primo record di dislivello (17.575mt) ho sognato che un giorno lo avrei tentato. Nel 2009 andò così, così… tra problemi di quota (2500mslm), neve, scarpe chiodate, freddo (-3°) e cabinovia di rientro lenta (9’ a giro). Ho poi deciso di riprovarci visto che Jimmy Pellegrini, a Mezzocorona, aveva alzato l’asticella portando il nuovo primato a 20.320mt. Considerando la difficoltà del Tonale non mi andava bene questo confronto… Quindi c’ho provato et voilà… mi è andata bene».

 

 

 

COME TI SEI PREPARATO. NEL PERIODO PRE RECORD È FILATO TUTTO LISCIO?

«Ero praticamente fermo da tre anni a parte un po’ di mantenimento (3 uscite di un ora settimanali con bici o sci in base alla stagione). 4 mesi fa mi sono deciso e ho fatto un lavoro fuori di testa: di giorno in cantiere a posare piastrelle, la sera 3 ore di salita. Ho fatto solo salita, avevo a disposizione la funivia Mezzocorona e un impianto ad Andalo… Quindi su a piedi e giù con l’ impianto per 4 mesi. Nei week end ci davo più che potevo. Il periodo pre record mi sono ammalato 20 gg e mi sono curato con antibiotici che poi ho pagato durante la prova. Il giorno del record ero al 70 per cento.. 20 gg prima ero al 110». 

 

 

A LIVELLO LOGISTICO COME HAI GESTITO IL TUTTO?

«Ho gestito tutto io come sempre, mettendo in piedi uno staff straordinario, una macchina perfetta con grande aiuto del Comune di Mezzocorona e di mia sorella Barbara che è' un computer. Alla fine ne è nato un evento dove sono girate più di 2000 persone in 24 h».

 

 

 

IL GIORNO DEL RECORD.. COSA TI FRULLA NELLA TESTA DURANTE QUELLE INTERMINABILI ORE? 

«Il giorno prima del record ero molto teso perché avevo paura, tanta paura. Sapevo di dover faticare oltre il limite e non ero più abituato. Poi la concentrazione mi ha fatto sconfiggere tutto.  Due ore prima ho fatto un briefing con il mio staff e li ho capito che ero tornato forte di testa, senza paura. Una volta partito per 24 h il cervello è' rimasto collegato al corpo. Avevo sensazioni stupende, nonostante i crampi dati dal caldo e conseguente mal di testa».

 

 

IL PROGRAMMA CHE AVEVI PIANIFICATO CON IL TUO STAFF SI È RILEVATO OTTIMALE O HAI DOVUTO APPORTARE DELLE VARIANTI?
«Il programma? Perfetto. E’ filato tutto liscio, avevo un team che mi avrebbe invidiato pure Felix Baumgartener ☺ . Alle mie spalle avevo dei grandi uomini che si sono dedicati a me come dei fratelli».

 

UN PRIMATO MERITA SEMPRE UNA DEDICA.. LA TUA?
«Dedico questo record a tutte le persone che mi hanno tifato e che mi stimano, agli sponsor che erano numerosi e orgogliosi di partecipare e in particolare modo alla famiglia di Ivan Micheli che in questi anni ha avuto perdite di famigliari in incidenti… l’ultimo il figlio Mirko morto in moto. Lo dedico a loro non mollano mai, hanno sempre la fede e vanno avanti. Mi sono ispirato a loro in questa prova devastante che solo chi la prova può capire».

 

(Credit foto Elvis Piazzi)


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